12 GLI AZZURRI CONVOCATI PER I MONDIALI DI TRAIL RUNNING



Su indicazione del responsabile tecnico di corsa in montagna, trail e ultradistanze Paolo Germanetto, è stato diramato l'elenco degli atleti selezionati per i Campionati Mondiali di Trail Running in programma a Miranda do Corvo (Portogallo) l'8 giugno 2019. Per la rassegna iridata, il team azzurro sarà formato da 12 convocati (6 uomini e 6 donne).


Campionati Mondiali di Trail Running
Miranda do Corvo (Portogallo), 8 giugno 2019
La squadra italiana/Italian Team (12)

Uomini/Men (6)
Luca Cagnati (Atl. Valli Bergamasche Leffe)
Davide Cheraz (Atletica Sandro Calvesi)
Marco De Gasperi (Atletica Alta Valtellina)
Francesco Puppi (Atletica Valle Brembana)
Alessandro Rambaldini (Atl. Valli Bergamasche Leffe)
Andreas Reiterer (Telmekom Team Südtirol)

Donne/Women (6)
Barbara Bani (Free-Zone)
Gloria Rita Antonia Giudici (Free-Zone)
Lidia Mongelli (Atl. Correrepollino)
Sarah Palfrader (Atletica Alta Valtellina)
Emma Linda Quaglia (Cambiaso Risso Running Team)
Silvia Rampazzo (Tornado)


I CAMMINI ITALIANI SUPERANO QUELLO DI SANTIAGO DI COMPOSTELA



Il cammino che porta a Santiago di Compostela, alla famosa Cattedrale spagnola, da sempre ha affascinato gli italiani. Un'esperienza mitica, circondata da un'atmosfera spirituale. I nostri connazionali ci sono affezionati,tanto da risultare dopo gli spagnoli il paese che regala più frequentatori al pellegrinaggio verso Santiago.
Per la prima volta però il numero di camminatori che hanno preferito alla Cattedrale spagnola la riscoperta dei cammini italiani è stato in grado di battere una tradizione che da sempre premiava la via iberica. Sono i risultati di un'analisi svolta da Terre di mezzo editore, presentati durante l'evento “Fa' la cosa giusta! 2019”.
Un segno che il lavoro per valorizzare le nostre vie escursionistiche (che vede un forte impegno anche da parte del CAI) sta dando ottimi risultati. Sono 32.338 le persone che nel 2018 hanno chiesto credenziali per un percorso nostrano, contro i 27mila italiani che hanno ricevuto la Compostela a Santiago.
Regina delle camminate italiche è la via Francigena (17.092 richieste), seguita dai cammini francescani (Via di Francesco e Di qui passò Francesco, 7.352), dalla Via degli Dei (3.800), dal Cammino di San Benedetto (2.106), dai Cammini francigeni di Sicilia (1.426) e dalla Via Romea Germanica (652).
Nel 2017 le richieste per i cammini dello stivale erano state 23.547. In un anno dunque si è registrato un vero e proprio boom italiano. Un miracolo escursionistico che fa ben sperare.
I risultati del questionario on line si basano sulle risposte di 2.930 camminatori. È il primo sondaggio su un numero così elevato di persone interessate ai cammini ed è quindi possibile tracciare un loro identikit.
Sono in maggioranza uomini (57%), con un buon livello culturale: diplomati e laureati entrambi al 44%. Il 73% ha un impiego, come dipendente (49%) o libero professionista (18%): segno che si può scegliere uno stile di viaggio lento anche quando (almeno in teoria) si ha poco tempo.
Per ora i camminatori in Italia sono in maggioranza over 40: il 19,7% tra 41 e 50 anni, il 28,9% ha tra 51 e 60 anni, il 24,1% tra 61 e 70 anni.
Il 74% ha fatto più di un cammino, non solo in Italia. I camminatori italiani del nostro campione vivono soprattutto nelle regioni del centro nord: 28% in Lombardia, 13% in Emilia, 11% in Veneto, 10% nel Lazio, 8% in Piemonte e 8% in Toscana.
È una minoranza (il 25%) quella che si mette in cammino per motivi religiosi, gli altri annoverano tra le motivazioni “per fare trekking” (52%), “per stare nella natura” (50%) o “per scoprire il territorio” (46%).
Moltissimi si cimentano nell’impresa nel periodo primaverile o estivo: i picchi si registrano a maggio (19% di chi ha risposto) e in agosto (21%).



fonte: LO SCARPONE



22 Marzo: Giornata Mondiale dell'acqua. Andiamo nel Parco dei Monti Simbruini



Oggi 22 Marzo è la giornata mondiale dell'acqua.


Ph. Cesare Pascarella
 Questa mattina vi vogliamo regalare una magnifica e rarissima fotografia del 1906!! Avete letto bene 1906, Fonte degli Scifi, nel cuore del parco regionale dei monti Simbruini.


La Fonte degli Scifi sarà un passaggio obbligato per il Medium Trail dei Monti simbruini (30km) e sarà un gradevole ristoro attorno ai 1700metri. Ma sarà anche un segno che mancano ormai pochi km alla fine del viaggio.
Questa foto è molto importante per tanti motivi: antropologico, ambientalistico e culturale... Testimonia come la nostra montagna fosse da sempre vissuta, era fonte di sofferenza ma anche di sopravvivenza, era tessuto sociale, punto di aggregazione, i tratturi, i moderni " single track " erano passaggi obbligati, zone di scambio tra popoli provenienti da zone diverse, i luoghi che attraverserete nel corso della gara erano vivi ,forse anche più di oggi, hanno storia e storie da raccontare. Vivere la Montagna e in montagna era, per determinati tipi di lavori, una scelta, una necessità, legna, carbone, selvaggina, frutti del bosco... Certo l'animo più sensibile di oggi direbbe che la Montagna era sfruttata prima di tutto, ed è vero, ma in quell'epoca la Montagna era sopravvivenza, era reddito, era comunque temuta e rispettata, era luogo di racconti e di leggende, era intimamente legata al soprannaturale. Giudicare, con l'occhio moderno, è fuorviante, non possiamo immedesimarci in una realtà in cui si moriva tranquillamente per fame, una realtà nella quale invecchiare era un privilegio...Personalmente,nel bene e nel male, mi sento debitore nei confronti di queste persone,sia da un punto di vista affettivo (sono i nostri avi) ma anche perché se abbiamo questo amore per la Montagna è anche grazie a loro. Sicuramente un amore diverso, più consapevole e rispettoso, ma comunque vero e profondo come lo era per loro nei secoli passati.Nel corso dei secoli, la fonte gli Scifi, ha dato da bere ai numerosi pellegrini che ogni anno si recavano al santuario della Santissima Trinità nel comune di Vallepietra (Rm).Resta uno dei sentieri più frequentati del parco (sent. 683a) ed è un tratto del famoso Sentiero Coleman.

Archivio Claudio Orlandi






LA LEGGENDA DEI FAPPARI



Se si ha la fortuna di abitare nella Caput Mundi si può facilmente passeggiare nella Sacra Valle Fapparella e poter sentire ed essere parte ancora oggi delle antiche gesta degli storici abitanti di questo luogo formatosi oltre 2769 anni fa dalle Sacre e furiose acque del Fiume Almone che discendono impetuose e spumeggianti dal Vulcano di Albano, baciano la Valle della Fapparella e dolcemente si placano nel bel Mare Nostrum.
La ricercatrice Maria Teresa Cannuccia, famosa in tutto il Mondo per gli scavi eseguiti alla ricerca di manufatti e reperti antichi ed a cui si deve il merito di aver dato alla luce il mondo della Sacra Valle Fapparella, in un suo recente articolo ci narra le antiche gesta degli abitanti della Valle.
La leggenda narra che in antichità la Sacra Valle Fapparella era dominata da due popolazioni principali, che sfruttando il Sacro Almone si erano divise il territorio: dal lato del Vulcano il popolo dei Fappedotti e dal lato del Mare Nostrum il popolo dei Fappi Latini. Ora, nel bel mezzo della contesa e continui litigi, viveva nel Bosco delle Camene una bella ninfa detta Egeria che veniva spesso consultata dalle due popolazioni perché portasse benessere e perché essa era la sola che avesse il dono di trasformare le acque del Sacro Almone da furiose a placide acque frizzantine e dissetanti.
Stanca dei continui litigi, la bella Egeria convocò le due popolazioni presso la sacra fonte originaria nota con il nome di Lacus Salutaris e lì decise che i due giovani e più forti dei due popoli si sarebbero sfidati alla Filippide: ognuno, partendo dal punto più lontano e segreto del popolo avversario, doveva ritornare presso il Sacro Lacus ed attingere l’ acqua pura e frizzantina dalla Sacra Fonte, chi lo avesse fatto per primo, avrebbe regnato per sempre nella Sacra Valle della Fapparella ed i popoli limitrofi.
La data prescelta della sfida fu quella del 27 marzo, legata al rito della Lavatio Matris Deum a cui i due popoli erano devotissimi.
Furono scelti i due baldi giovincelli, Lucianus dei Fappedotti detto Princeps o Primus per l’eleganza nei modi e Maximo dei Fappi Latini detto Maximone per la sua prestanza fisica; vedendoli la Ninfa Egeria dette il via alla tenzone e cosi avvenne che i due si misero a Filippide per cercare di arrivare ad attingere la sacra acqua e portare il loro popolo al dominio.
Questo evento però, diede vita ad un tam tam tra tutti i popoli vicini e non: e fu così che si ritrovarono insieme tribù Sabine (gli Efremmi, i Baldii ed i Fabii), gli abitanti dei Monti Ernici guidati dai Braffi, popoli Etruschi con la loro Principessa Maryam, il popolo Mitologico dei Ramunni, tutte le tribù dei Luni con il loro leggendario Re Loffredo. Addirittura si narra che attraversarono il Mare Nostrum i leggendari abitanti della Trinacria con a capo il mitico Johannes detto il “Guercio” e poi una Principessa Germana con il suo bel Bavbuto Enricus detto Serfy; si narra che il popolo di Vejo abbandonò i propri alveari per poter essere presente, addirittura ci sono sacre iscrizioni che rimandano ai Vaticini di Sacerdoti Luppolari come Belluccius e Ta’ Vazzus.
Ora, mentre nella Sacra Valle in attesa degli eventi ci si scambiava segni di pace, i due giovincelli girovagavano guardinghi ed incerti sulla strada del ritorno… E qui che la storia tramandata da effigi e cippi che attraversano tutta la Sacra Valle, diventa Leggenda!!! I due giovincelli non fecero mai ritorno ai luoghi natii e dopo quasi un anno di attesa e speranza, la Ninfa Egeria diede fine alla sfida, stabilì che la Sacra Valle della Fapparella apparteneva a tutti i popoli ed in quanto tale doveva essere un luogo di pace e benessere per ogni abitante ed ognuno di essi doveva rispettare con il suo comportamento l’intera sacralità del luogo.
I popoli così riuniti giurarono solennemente che ognuno di essi avrebbe salvaguardato per sempre la Sacra Valle e che avrebbe fatto di essa un luogo di pace ed amicizia aperto a tutti.
Il giuramento avvenne benedicendo Pane Dolce e Vino Frizzantino davanti ad un altare di legno e con il discorso pronunciato dalla Ninfa Egeria e dal Re Loffredo di Luni, si diede ufficialmente vita alla Alleanza della Fapparella. Le antiche tavole con cui si sanciva questa alleanza sono oggi andate perdute, ma il loro ricordo è sempre più vivo.
In ricordo dei due giovani fu coniato il termine di FAP (Famo A Perdese) ed in loro onore, invece di organizzare sfide alla Filippide, i popoli della Sacra Valle da quel giorno diedero vita ai FAP, le tavole della legge furono definite LE TAVOLE DEI FAPPARI e da quel giorno del 27 marzo di 2769 anni fa, ogni volta che degli amici si ritrovano a correre in ambienti non deturpati dall’ uomo e dove sbagliando strada si scoprono nuove vie…nasce un FAP e si diventa un po’ FAPPARI.
Fabricius Hostiensis


Tratto da un post su Facebook
di Massimo Guidobaldi (Capo Fapparo)

Contatti:


Cortona Trail 47 km 2200 d+. L'avventura di Alessandro e Piergiorgio.

L’avventura dei nostri amici Alessandro e Piergiorgio in terra Toscana; sensazioni, emozioni, dolori e gioie viste con gli occhi di due amatori, due amici uniti dalla stessa passione. 
Si parte dalla piazza della caratteristica cittadina Toscana. Alessandro e Piergiorgio sono pronti a questa nuova impresa. L’ambiente è disteso e cordiale; tra gli atleti regna il sorriso. Molte facce sono familiari e si scambiano quattro chiacchiere prima della partenza. Ale e Piergiorgio si incoraggiano a vicenda…finalmente il via! La tensione scende del tutto al momento del via! I due iniziano la gara con il loro passo… la strada è tanta e la prudenza è sempre la tattica migliore. 
Alessandro già ha partecipato a diversi Trail abbastanza lunghi,mentre Piergiorgio è un neofita nel trail, venendo dalla corsa su strada dove ha corso diverse ultra maratone. Quest’anno ha ricevuto la grande notizia della sua selezione alla Lavaredo Ultra Trail!! 
Si inizia! 
La gara si mette subito nel peggiore dei modi per Ale. Dopo soli 3 km la prima crisi:un dolore fortissimo e inspiegabile alla gamba. 
Piergiorgio decide di procedere la gara di suo passo, le sensazioni sono buone e la bellezza del paesaggio rende estremamente piacevole il percorso. 
Ale capisce la causa del suo problema: il laccio della scarpa troppo stretto chegli aveva fatto perdere addirittura sensibilità al piede. Finalmente riparte e riparte alla grande! Nella sua rincorsa forsennata incontra, con immenso piacere e stupore, un ragazzo ipovedente con la sua accompagnatrice che si destreggiavano con una grande abilità tra i sentieri del percorso. 
Questo incontro dà una forza ed emozione incredibile al nostro amico. Lo sport, qualunque esso sia, è l’espressione di vita più alta di tutte;non vi è ostacolo che possa fermare la passione! 
Al km 15 i nostri si ricongiungono. Piergiorgio è sorpreso di rivedere Alessandro che ha fatto una rincorsa davvero eccezionale. 
Proseguono la gara insieme con disinvoltura fino al km 26. Qui Alessandro inizia ad accusare lo sforzo profuso dopo la crisi iniziale. Sono costretti a dividersi nuovamente e proseguire il percorso da soli. 
Piergiorgio, con più benzina nel serbatoio, prosegue in modo regolare, gestisce al meglio le sue energie, ma anche lui dal km 35 inizia ad accusare il colpo. La gara si fa davvero dura, anche perché il terreno si fa meno scorrevole.  Finalmente ecco Cortona. Entra nella cittadina Toscana che è piena di persone e turisti della domenica. È finita e la stanchezza lascia spazio alla gioia. Per Piergiorgio è stato un importante banco di prova in vista dei prossimi impegni e soprattutto per la LUT di Cortina… da Cortona a Cortina è un attimo!! 
Torniamo ad Alessandro. 
È un vero calvario. Acqua finita e km che non passano mai. Si cerca di sdrammatizzare, ma come si suol dire, si ride per non piangere…ma non si molla un metro. Al km 42 inizia quello che Piergiorgio ha ribattezzato “sentiero John Rambo”, un single track durissimo molto simile ad un campo minato. Alessandro ruzzola più vote a terra, ma si rialza sempre. 
Iniziano gli ultimi chilometri di gara, si intravede Cortona e il morale torna alto nonostante la fatica abbia veramente raggiunto il massimo… 
Ale accelera il passo, manca pochissimo, ecco il traguardo. Ad attenderlo c’è Piergiorgio arrivato poco prima di lui. I due amici si abbracciano forte. L’impresa è compiuta, non importa il tempo, non era il loro obiettivo. Sono arrivati al traguardo e questo conta come una vittoria!
I due lasciano la Toscana stanchi ma felici. 
I giorni seguenti sono “allietati”dagli immancabili dolori post gara. 
Chi ha scritto questo articolo ha raccolto le emozione degli amici che hanno gareggiato. 
Solo chi è appassionato di questa disciplina veramente dura può capire. Per noi tornare a casa sporchi, bagnati, infreddoliti o bruciati dal sole non è una punizione, anzi è una gratifica. Siamo orgogliosi di mostrare la nostra sofferenza nelle gare e negli allenamenti. I risultati non sono il nostro obiettivo, noi siamo degli amatori, non siamo degli esaltati che puntano solo a vincere, insomma siamo simpatici e speriamo sempre di riuscire a trasmettervi la nostra passione! 
La vostra ammirazione è fondamentale per noi. 
Grazie a tutti
Un abbraccio immenso va ad Alessandro Pozzolo e Piergiorgio Marchi protagonisti del racconto. 
Complimenti ragazzi. 

Alessandro e Piergiorgio


Alessandro Pozzolo

Piergiorgio Marchi


Francesco Mastropietro.

Instagram @trail_runners_simpatici 
                    @francescomastrofficial 




Allenamento lungo nel parco regionale dei Monti Lucretili, a due passi da Roma...

La giornata è di quelle primaverili, anche se siamo solo al 17 febbraio. Il parco regionale dei Monti Lucretili è un ottima palestra dove fare lunghi e dislivello in questa fase dell'anno dato che a quote leggermente più alte non lontane da qui troviamo anche 70 cm di neve.Decido di partire da Marcellina (Rm) prendendo di petto "la scarpellata" (sentiero 301), un vero e proprio chilometro verticale  che porta alla vetta del monte Gennaro in circa dopo circa 5 km, a quota 1270 slm. Il nome Scarpellata deriva dal fatto che la via è stata ricavata con lo scalpello come si vede nella parte alta (in foto l'ultimo tratto). La mulattiera era usata dai pastori per portare il bestiame al pascolo. Il monte Gennaro viene chiamato anche monte Zappi. I "zappi" erano i caproni che venivano portati al pascolo. Al posto dei "Zappi" oggi ci saliamo noi...

La Scarpellata

In poco più di un ora arrivo in vetta... La Storia del pizzo di Monte Gennaro è da ricercare molto prima della nascita di Cristo; forse nell'antichità il gruppo del Gennaro-Morra si chiamò "Iana" per la presenza di un ara dedicata a Giano. Ma dopo l'editto di Costantino fu sostituito con il nome del martire cristiano, Ianoarius, cofratello di San Lorenzo Martire patrono di Tivoli. Queste notizie sono riportate in un documento del comune di Marcellina datato 1229. Al mio arrivo trovo almeno una ventina di escursionisti. Saluto tutti con un "Buongiorno a Tutti" anche se sono le 14 passate da un bel po...ci fosse stato uno che ha risposto al mio saluto...Non me la prendo più di tanto, alla fine ho messo in pratica ciò che mi hanno insegnato i miei genitori e ne sono fiero. Forse ero davvero messo male, la Scarepellata ti mette sempre alla prova! Mi cambio la maglietta zuppa e mi copro un po meglio, mangio qualcosa e riparto dalla vetta non prima di aver urlato "Buona Giornataaa a tuttiiii"....

Vetta di Monte Gennaro

Prendo il sentiero 305 che mi porterà alla Troscia e successivamente alla chiesetta del pratone, dove si continua per la Via dei Lupi e il sentiero Coleman in direzione Campitello.Sentiero Coleman di cui avremo l'opportunità di parlare più avanti nel tempo perchè c'è un progettino in via di costruzione...Arrivati a Campitello ne approfitto per fare il pieno di acqua da uno dei due fontanili perenni che si trovano qui. Dopo il secondo fontanile lascio il sentiero Coleman e prendo il sentiero 305c in direzione Monte Guardia o Monte La Guardia. che raggiungo in circa 25 minuti. Diversamente da quello che pensavo le gambe girano bene e le sensazioni sono ottime. Guardo l'orologio e ho ancora un ora e mezza di luce abbondante prima di mettere la frontale.  Decido di proseguire fino al Casale capo di Porco e poi provare la salita al Pizzo Pellecchia. Il nome "Capo di porco" deriva probabilmente dal cranio di un cinghiale o di un maiale che doveva venire appeso in qualche posto sulla facciata, ma il luogo al di là del nome è molto bello. Dai locali viene chiamato Casale de Amicis.

primo fontanile a campitello

Fonte Campitello alta

Monte Guardia

Casale Capo di Porco

Superato il casale di circa 1 km perdo i segnavia bianco rossi. Mi sbatto un po a cercarli ma niente. nel frattempo incontro due escursionisti che scendono dal Pellecchia che in discesa hanno avuto il mio stesso problema. A quel punto decido di tornare indietro a ritroso fino al Fontanile di Campitello. Inutile rischiare visto che l'ora si sta facendo tarda.Per la discesa a Marcellina decido di allungare un po. Dal primo fontanile prendo il sentiero 303E che in breve tempo mi porta a Valle Cavalera. Valle cavalera è una bella faggeta, ma bisogna procedere molto piano per via del terreno sassoso. Continuo a sorprendermi che le gambe ancora non mi abbandonano. Da Valle Cavalera procedo di buon passo verso la Montagna Spaccata nel comune di San Polo dei Cavalieri. Il sentiero da seguire diventa il 303 (coleman e via dei Lupi). Mi fermo qualche minuto per sistemarmi la frontale visto che tra qualche decina di minuti servirà. scambio due chiacchiere con un signore che vuole partecipare alla gara del Gran premio della Montagna di Roma che si terrà a Marcellina il 19 maggio. lo invito a non mollare. Dopo un 200 metri di asfalto, dopo il Campo sportivo prendo a destra il sentiero 303C che porta verso il monte Morra. Il sentiero,a tratti ben segnato a tratti un po meno, resta sempre visibile grazie ai tanti ometti di pietra fatti dagli escursionisti. Superato il bivio per il Conventillo (il sentiero diventa il 303D) proseguiamo verso il morra. L'idea era quella di salire sulla vetta ma l'ora è tarda e punto in discesa verso Prato Favale (302A).Da Prato Favale riento a Marcellina per il 302 che taglia i tornanti della strada asfaltata.




Felice per questa lunga uscita pomeridiana che mi ha permesso di mettere gamba e dislivello in vista del dolomite extreme trail da 53km che dovrò affrontare i primi di giugno. Queste montagne come dicevo all'inizio sono un ottima palestra. rimane il rammarico per non aver raggiunto la vetta di Pizzo Pellecchia. 


Viva la Montagna...Viva il Trail fatto a una certa maniera!                                             

Claudio Orlandi
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Monti Prenestini e Santuario della Mentorella

Nuova rubrica sui sentieri e luoghi del centro Italia. Oggi vi segnaliamo il santuario della Mentorella situato a Guadagnolo, nel cuore dei monti prenestini attraverso il sentiero Wojtyla.



Partendo da Pisoniano, si seguono le indicazioni del sentiero 502, oltrepassando dapprima il Colle Bastiano e, successivamente, la zona di Ara di Palazzo, a circa 600 metri d’altezza. I 4 chilometri rimanenti che ci portano fino al Monte Guadagnolo e, ancor prima, al Santuario della Mentorella sono di difficoltà media, con alcuni tratti piuttosto stretti o lievemente ripidi. La vegetazione di alberi é molto fitta e in estate coprono dal sole e dal caldo. Questo santuario, situato a oltre 1000 metri d’altezza e dal quale si gode un meraviglioso panorama, fu visitato da San Giovanni Paolo II per ben otto volte durante il suo lunghissimo pontificato. Secondo la leggenda, il santuario è sorto per volontà di Costantino nel IV secolo nel luogo dove si convertì il già tribuno romano Sant'Eustachio, vissuto tra il I e il II secolo. Nel VI secolo viene donata ai Benedettini e diviene, fino al XV secolo, proprietà dell'Abbazia di Subiaco. Nel 1664 papa Alessandro VII ha proclamato uno straordinario anniversario per Mentorella e stabilì la festa annuale patronale per il giorno 29 settembre, festa di San Michele Arcangelo. Nel 1857 Papa Pio IX dona il santuario alla ancor presente Congregazione della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il 29 ottobre 1978, Papa Giovanni Paolo II si recò, per la prima volta, alla Mentorella, in occasione del suo primo viaggio pastorale da pontefice; successivamente lo visitò, in incognito, numerose altre volte ancor oggi nella memoria delle persone del luogo. Nel 2000 in occasione del Grande Giubileo il santuario viene completamente ristrutturato e rinnovato. Il 29 ottobre 2005 anche papa Benedetto XVI rende omaggio alla Madonna delle Grazie della Mentorella. Il 22 agosto 2007 papa Benedetto XVI invia alla Madonna della Mentorella una rosa d'argento, da deporre ai suoi piedi per esprimere voto di gratitudine per i 150 anni di presenza al santuario della Congregazione della Resurrezione.



I MONTI PRENESTINI.

I Monti Prenestini costituiscono una catena montuosa di origine calcarea appartenente al subappennino laziale, in provincia di Roma, a sud-est della capitale. Prendono il nome dalla via Prenestina che da Roma raggiunge Palestrina.
La catena montuosa è compresa tra i Monti Tiburtini (a nord), da cui sono separati dal fosso d'Empiglione, i monti Ruffi (a nord-est), da cui sono separati dal torrente Fiumicino, dalla cosiddetta "soglia di Palestrina" e dalla valle del Sacco (a sud), dall'agro Tiburtino e dai Colli Albani (a ovest) separati dalla Via Casilina e l'autostrada A1 (tronco Roma-Napoli).
Constano di diverse cime sotto ed oltre i 1000 metri di quota e culminano nel monte Guadagnolo (1218 m s.l.m.), in cima al quale si trova il villaggio di Guadagnolo (l'unica frazione di Capranica Prenestina) e che ospita nel versante meridionale il Santuario della Mentorella, e nel vicino monte Cerella (1202 m s.l.m.).

Se capitate da queste parti, questi sentieri sono un ottima palestra per i vostri Trail.